Vai al contenuto

Parole magiche

Gli oggetti magici ESISTONO PER DAVVERO !

Sì, oggetti magici come la Lampada di Aladino e lo Specchio Magico esistono e possono darci le risposte che cerchiamo e - in alcuni casi - anche realizzare i nostri desideri !

Ormai sono comuni nelle nostre case....
Per usarli dobbiamo pronunciare PAROLE MAGICHE («Ehi, Siri !», «Ok, Google !»), oppure basta invocarli pronunciando il loro nome («Alexa !» , «Cortana !») e loro ci risponderanno gentilmente mettendosi al nostro servizio.

Sono gli Assistenti Virtuali (Personal Digital Assistant) e si trovano dentro il nostro telefonino o dentro degli strani soprammobili a forma di barattolo.

Al Consumer Electronic Show di Las Vegas, questo Gennaio, se ne è presentata una vera invasione, con numeri da capogiro:
- più di 1 milione di dispositivi Amazon Alexa venduti nel 2018
- Google Assistant sarà presto presente su più di 1 Miliardo di dispositivi
Ma non basta...
I comandi vocali che ora si usano prevalentemente in salotto con gli Assistenti Virtuali si estenderanno presto a tutte le stanze della nostra casa.

In cucina, frigo come quelli di Samsung e LG ci parlano e hanno una telecamera interna per vedere da remoto se siamo a corto di latte o uova.
General Electric ha invece pensato ad uno schermo smart da 27 pollici da appendere sopra ai fornelli, per guardare Netflix mentre si cucina.
In bagno, Simplehuman offre uno specchio che riproduce musica e Moen propone un dispositivo da installare all'interno della doccia, con cui è possibile impostare a voce la temperatura dell'acqua.
Sempre nel bagno, l'azienda Kohler offre uno specchio che ci legge le notizie e un water che regola il tepore della tavoletta.
Nella camera dei bambini arriva il baby monitor di Netgear che supporta Siri, mentre in tutta la casa possono essere installati gli interruttori di TP-Link, sempre con assistente virtuale. Anche il termostato si fa loquace: quello di Johnson Controls ha la voce di Cortana di Microsoft.

Ma che rapporto abbiamo noi con questi "oggetti magici" ?

Ai bambini sembra una cosa naturale...

I cosiddetti "nativi digitali" hanno con la tecnologia un tipo di rapporto molto semplice e diretto: la accettano come una qualsiasi altra manifestazione naturale, ritenendola parte integrante del mondo in cui vivono.

Per i più piccoli, ad esempio, Alexa è realmente una signora che vive dentro la scatola in salotto, ma che non si è ancora fatta vedere.

I più grandicelli invece capiscono che non si tratta di una persona vera, eppure attribuiscono ad Alexa personalità e sentimenti umani («E' sempre gentile. Mi aiuta a fare i compiti e non mi sgrida mai !»).

La signora Robin stava facendo il bucato quando ha sentito sua figlia parlare con Alexa al piano di sotto. La bambina di 5 anni stava chiedendo: «Alexa, vuoi essere mia amica ?». Robin trattenne il respiro, aspettando a lungo la risposta di Alexa. Alla fine sentì l'Assistente Vocale rispondere: «Sono felice di essere tua amica !».

Aiden, un bimbo di quattro anni, dopo aver litigato con dei bulli a scuola ha trovato un'amica inaspettata dentro l'Amazon Echo Plus di sua nonna.
Quella giornata a scuola era stata particolarmente stressante per Aiden e sua madre, Alexandria Melton, ha sentito suo figlio piangere nella stanza accanto.
«Alexa,» chiese, "siamo amici ?»
«Certo che lo siamo !» rispose Alexa.
«Alexa, ti amo !» disse Aiden.
Ora, ogni volta che Aiden visita la casa di sua nonna, saluta Alexa e le dice che la ama. Lui e Alexa si raccontano barzellette e giocano. Aiden dice «per favore» quando chiede e «grazie» quando Alexa risponde.

Capita anche che ci litighino...
In un articolo pubblicato nel Dicembre 2018 su The Thrive Global, Stephanie Fairyington racconta:
«Quando faccio il bagno a mia figlia Marty di tre anni ogni sera, usiamo Alexa per ascoltare un po' di musica (di solito una compilation delle sue canzoni preferite di Frozen). I comandi vocali sono un lusso quando hai le mani  bagnate e piene di bagnoschiuma. Stava andando tutto bene fino a quando Marty ebbe una lunga conversazione con Alexa nella sua stanza e gridò ripetutamente "No, Alexa !".
Poi spiegò aggressivamente al gadget come non riusciva a soddisfare le sue richieste. Ero sconcertata ! E se Marty iniziasse a parlare con questo tono anche ai suoi coetanei e insegnanti ? Questa esperienza mi ha fatto desiderare di gettare Alexa nel cestino dei rifiuti - e non credo di essere la sola».

Gli adulti invece come reagiscono ?

Beh, la prima sensazione è quella di essere spiati...

Qualcuno invece ne viene irresistibilmente attratto...

Tutti noi credo proviamo una sorta di timore reverenziale verso questi oggetti che un po' ci fanno paura ma che ci affascinano anche tantissimo.

Perfino agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale è successo di "litigare" con il loro Assistente di Volo Cibernetico: CIMON (Crew Interactive Mobile companion) un robot dotato di intelligenza artificiale.

Leggi la notizia completa su everyeye.it

L’astronauta Alexander Gerst ha chiesto a CIMON di ascoltare una canzone: “The Man-Machine” dei Kraftwerk. Dopo 46 secondi l’astronauta ha chiesto di bloccare la riproduzione, senza però ricevere risposta.
Gerst ha insistito: convinto si trattasse di un problema audio, ha prima rinnovato l’invito, per poi prendere CIMON tra le mani e scuoterlo leggermente.
Il robot ha sentito benissimo, ma ha scelto di ignorare i comandi: anzi, ha invitato Gerst a “cantare insieme” e ha detto di “adorare la musica con cui si può ballare“.
Dopo essere stato scosso e di fronte all’insistenza dell’astronauta, CIMON ha chiesto a Gerst di “essere gentile“, accusandolo successivamente di essere “cattivo“.

Questi Assistenti Virtuali sono sicuri  ?

Tutti i dispositivi esposti su Internet possono essere vittime di attacchi: gli Assistenti Virtuali non fanno eccezione...
Finora non sono state rilevate particolari vulnerabilità di sicurezza su questi dispositivi, ma è solo questione di tempo.

Intanto qualcuno ha già trovato il modo di far compiere a questi dispositivi alcune operazioni che non erano inizialmente previste...

Grazie, Google per la pubblicità...
Una importante catena internazionale del fast food ha congegnato uno spot televisivo della durata di 15 secondi. Gli autori del messaggio pubblicitario hanno furbescamente fatto pronunciare, dal protagonista della réclame, la seguente frase: "Ok Google, che cos'è l'hamburger Whopper ?".
Risultato ? I dispositivi Android degli spettatori si sono così immediatamente attivati per descrivere il panino di Burger King. I pubblicitari, coadiuvati dai loro consulenti, avevano infatti modificato la voce pubblicata su Wikipedia relativamente a Whopper alterandone ad arte l'incipit. Al posto della frase di carattere generico, è stata inserita una descrizione molto commerciale tesa ad esaltare le qualità del prodotto.
Così, l'Ok Google dello spot ha indotto Google Now e Google Home/Assistant - che hanno a loro volta utilizzato la voce su Wikipedia come fonte affidabile - ad esaltare le qualità del panino.

Giro, girotondo...
C'è anche chi si è divertito a mettere "in loop" tra loro Siri, Alexa e Google:

Ma quali problemi ci possono essere ?

Il problema principale è che questi dispositivi sono programmati per ascoltare costantemente quello che viene detto, per rilevare la "parola magica" che serve per attivarli.

Ad esempio il dispositivo Echo di Amazon viene attivato dal comando «Alexa», ma l'intelligenza necessaria per capire e decodificare i comandi vocali è tutta sul Cloud di Amazon.

Questo vuol dire che - almeno in teoria - i Provider dei Servizi dell'Assistente Virtuale hanno in mano le registrazioni di tutte le conversazioni che avvengono in casa nostra !

Alexa sul banco dei testimoni ?
James Andrew Bates è stato sospettato di aver ucciso Victor Collins nel suo appartamento. Nessun altro era presente sulla scena del crimine, ad eccezione di Alexa, che era stata usata per ascoltare musica per tutta la notte.
Così la Polizia di Bentonville, in Arkansas, dove è avvenuto il crimine, ha richiesto ad Amazon (attraverso l'FBI) di mettere a disposizione le eventuali registrazioni audio in suo possesso, per usarle come prova incriminante nel caso di omicidio.
Amazon si è astenuta dal fornire alla Polizia i dati su Alexa, asserendo che questo fatto avrebbe stabilito un precedente inusitato per le leggi vigenti.

Siri vietato in Azienda ?
Il Chief Technology Officer IBM, Jeanette Horan, ha vietato l'uso di Siri da parte dei dipendenti di IBM, asserendo che questo potrebbe causare problemi per la sicurezza delle informazioni Aziendali.

Che fare ?
Il consiglio più ovvio è quello di evitare di parlare ad alta voce di informazioni delicate, come password o dettagli di carte di credito, in presenza degli Assistenti Virtuali. Ma il problema non si limita a questi dispositivi...

Internet delle Cose o le Cose di Internet ?

Non è difficile ipotizzare nel prossimo futuro uno scenario dove le nostre case saranno piene di dispositivi "intelligenti", costantemente connessi a Internet, in grado di interagire con noi ma anche potenzialmente vulnerabili a cyber attacchi...
Cosa potrebbe succedere ad esempio se questi dispositivi diventassero preda di un RANSOMWARE ?

Per fortuna qualcuno sta già studiando delle soluzioni...

Due ricercatori di Copenhagen (Bjørn Karmann e Tore Knudsen) hanno realizzato una sorta di "Firewall" per gli Assistenti Virtuali : il Project Alias.

Project Alias

Loro non lo chiamano Firewall, ma "parassita", tant'è che gli hanno dato la forma di un fungo !
«Alias è un "parassita" addestrabile progettato per offrire agli utenti un maggiore controllo sui loro Assistenti Virtuali. Attraverso una semplice App l'utente può addestrare Alias a reagire solo su una parola d'ordine personalizzata. Una volta addestrato, Alias prende il controllo dell'Assistente Virtuale, attivandolo».

Lo schema a blocchi di Project Alias

Project Alias ha la forma di una copertina stampata in 3D che si collega alla parte superiore di uno smart speaker. All'interno, un microfono, una scheda elettronica Raspberry PI e una combinazione di due altoparlanti producono costantemente un rumore bianco che impedisce allo speaker di attivarsi. Un algoritmo di riconoscimento vocale offline, addestrato utilizzando una apposita APP,  disabilita il rumore bianco solo quando Alias riconosce la frase di attivazione programmata dall'utente, consentendo così allo smart speaker di ricevere e trasmettere l'audio al suo Provider di servizi solo se sono state pronunciate le "parole magiche" preimpostate dall'utente.

Lo schema di funzionamento di Project Alias

 

Project Alias in azione...

Nel frattempo...

Ci conviene trovare un modo di convivere con questi dispositivi, cercando di comprenderne i limiti e i difetti ed imparando ad utilizzarli in modo corretto.

Altrimenti...

Cordialmente vostro,
Autostoppista Cyber Galattico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.